Lunedì, 04 Gennaio 2021

Ritenzione dell’uovo nei Pappagalli

Ritenzione dell’uovo nei Pappagalli Ritenzione dell’uovo nei Pappagalli

Per ritenzione dell’uovo anche detta stasi post ovulatoria, si intende la condizione in cui l’uovo non riesce a passare attraverso l’ovidutto per essere deposto nei tempi previsti. In genere, i tempi di deposizione variano fra le specie da 24 a 48 ore. Il segno clinico più frequente ed evidente è la distocia. La distocia è la condizione che si verifica quando l’uovo ostruisce l’ovidutto e/ la parte finale della cloaca.

Le cause della ritenzione dell’uovo sono spesso dovute a differenti fattori che possono variare in base alla specie. Fra le cause più frequenti possiamo considerare: carenze nutrizionali ed ipocalcemia (Frequente in specie come il Cenerino per malnutrizione o scarsa esposizione ai raggi ultravioletti), alterazione nella funzionalità dei muscoli lisci dell’ovidutto e/o utero, infezioni o traumi meccanici dell’ovidutto (specie di piccole dimensioni), obesità e mancanza di un adeguata attività fisica, inoltre fattori stressanti legati ad una temperatura eccessivamente alta o bassa, nonché ad una scorretta gestione del nido o dell’ambiente in cui vive il pappagallo. La ritenzione dell’uovo è un reperto molto frequente in specie di piccole dimensioni, come parrocchetti ondulati (Melopsittacus undulatus), calopsitte (Nymphicus hollandicus) e inseparabili. (Agapornis spp.) Tale riscontro è probabilmente legato al tipo di dieta che viene loro offerta (miscela di semi senza alcuna integrazione), nonché alla natura di alcune specie. La calopsitta, ad esempio, può produrre fino a 20 uova all’anno.

È molto importante per il proprietario il riconoscimento repentino dei segni clinici, in modo tale da permettere un adeguata terapia ed evitare le complicazioni di questa patologia. I segni clinici includono: depressione, dispnea (ovvero il pappagallo fa fatica a respirare), penne arruffate insieme a riduzione o blocco della defecazione. Alla palpazione poi è possibile sentire una massa anomala a livello addominale. In alcuni casi, soprattutto nelle specie di piccole dimensioni è descritta la morte improvvisa. Nelle specie di grandi dimensioni sono descritti dei casi di paresi o zoppia uni o bilaterale a livello degli arti pelvici.

La diagnosi di questa patologia viene in genere effettuata in base alla storia clinica e ciò che ci viene riferito dai proprietari, insieme alla visita clinica ed alla palpazione dell’addome. Altri mezzi diagnostici utili comprendono la radiografia, ecografia o esami del sangue. In particolar modo mediante le proiezioni radiografiche è possibile avere una diagnosi certa ed inoltre individuare il numero delle uova ritenute. Gli esami del sangue ci permettono da un lato di indagare la causa (esempio la presenza di un’ipocalcemia oppure uno stato infettivo/infiammatorio), dall’altro permette di individuare eventuali effetti secondari come una sofferenza renale dovuta alla compressione dell’uovo. 

L’approccio clinico a questa patologia prevede innanzitutto la stabilizzazione del paziente. Un paziente dispnoico deve essere posto in una gabbia ossigeno riscaldata prima di procedere alla visita o ad altre procedure diagnostiche. Successivamente viene effettuata una fluido-terapia di supporto insieme alla somministrazione di calcio gluconato. Nel caso in cui si sospetti una chiusura di salpinge/ovidutto è possibile somministrare vitamina E, ed infine ossitocina o prostaglandine per stimolare le contrazioni dell’ovidutto. Durante tutte queste procedure il paziente viene sistemato una gabbia ossigeno riscaldata ed umidificata.A vol risolverete la terapia medica non è sufficiente pee per provare a rimuovere manualmente l’uovo o r il problema, per cui si rende necessaria la sedazioneffettuare un ovocentesi. Infine, nel caso queste terapie non fossero efficaci è necessario intervenire chirurgicamente tramite una celiotomia ventrale per rimuovere l’uovo.

Le complicazioni legate a questa patologia possono essere molteplici e comprendono: prolasso del tessuto cloacale, peritonite da uovo, ernia celomatica, ovodeposizione eccessiva.

In alcune specie come inseparabili e calopsitte la ritenzione da uovo può manifestarsi diverse volte. In questi casi è necessario individuare la causa scatenante ed eventualmente cambiare la gestione del pappagallo. Ad esempio, l’eliminazione dei fattori stimolanti la riproduzione, come nidi, specchi, semi germogliati, frutta, insieme ad una variazione del fotoperiodo, in alcuni casi può essere d’aiuto. Inoltre, un’alimentazione ricca in proteina e grassi costituisce uno stimolo alla deposizione: per cui si consiglia di ridurre i semi scuri a favore di quelli chiari. Tuttavia, in alcuni pazienti ciò non è sufficiente, per cui è necessario intervenire con una terapia ormonale o chirurgica.

La terapia ormonale prevede l’applicazione di un impianto (Gnrh agonista deslorelina) a livello intramuscolare che permette la “sterilizzazione” del soggetto per un periodo variabile da 6 a 8 mesi.

In alcuni casi, la ritenzione dell’uovo può essere un segno clinico di un problema più grave, come ad esempio una neoplasia a carico delle gonadi. La neoplasia riscontrata con maggior frequenza è il tumore delle cellule del Sertoli. Tale neoplasia nei parrocchetti ondulati maschi è associata ad una variazione nel colore della cera, dovuta ad una condizione di iperestrogenismo. Nella femmina invece, vediamo un aumento di radiopacità delle ossa lunghe (Osteomielosclerosi) nelle proiezioni radiografiche.  

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